lunedì 13 aprile 2009

Pas---quett---a


Ieri era Pasqua. Il mio sentimento religioso, naturalmente, non esiste, dunque è stato un giorno come un altro, per quanto riguarda il valore spirituale. Il tempo è stato scandito dalla solita noia imperante in casa, noia che distrugge, e ammazza ogni speranza. Odio la mia casa, e odio quel che mi ha lasciato, cioè un sentimento di noia e rassegnazione e impossibilità di tramontare.
La giornata è iniziata come al solito. Ho fatto colazione, ho salutato i genitori, ho pranzato. Di pomeriggio, però, ho preso due libri, la mia fedele, e ormai defunta macchina fotografica, e sono andato ai giardini da solo. Ero vestito con jeans e maglietta color verde marcio, una sorta di fanella invernale, che però è molto somigliante ad una t shirt estiva. Inizialmente mi appisolai su una piccola panchina immersa nell'ombra degli alberi. Spirava una piccola brezza, che congiunta all'ombra sotto la quale mi ero posizionato avevano generato in me un sentimento pre autunnale. Iniziai a leggere. Tutte le Anime di Javier Marìas, un autore spagnolo molto stimato, o almeno è quello che mi dice il retro copertina; il libro è una carrellata di eventi descritti in chiave ironica, umoristica ed esistenziale, in ogni pagina vi è qualcosa di inquietante, in ogni pagina, comunque, c'è qualcosa che potrebbe far sorridere, a causa del contrasto. Lessi, e rilessi. Poi osservai la gente che passava davanti a me, piccoli grumi che vicino ai bivi si sparpagliava, come se quella curva generata da un piccolo pezzo d'erba dovesse, in qualche modo, fare da sparti acque. Poi presi la mia fedele matita, e iniziai a sottolineare le parti che mi sembravano interessanti, e iniziai a fare i miei piccoli appunto. Le parti di quelle poche pagine che lessi che mi interessarono furono riguardo al sentirsi alienati lontani dal luogo in cui si è passata l'infanzia, e il soffocamento della propria persona in un mondo che non è mondo, cioè, in quel caso Oxford, ma che se esteso può riferirsi a qualunque realtà stagnate ed ipocrita, e riguardo alla nullità di ciò che si prova, cioè partendo dal presupposto che il suo soggiorno ad Oxford fosse l'inizio di un breve turbamento, l'autore, è arrivato ad esprimere quanto sia inutile e dimenticabile quel sentimento, e gli avvenimenti legati ad esso nei confronti della esistenza stessa, e se si ragiona sempre per analogia e s'ingrandisce il campo d'esistenza di quel ragionamento, infine, potrebbe aver espresso che la vita nei confronti della vita di un collettivo, è inutile e dimenticabile: il che è veramente triste. Dopo di che mi persi nei miei pensieri, ero seduto in quella frescura in attesa. In attesa di chi? Di un ragazzo che vidi la settimana scorsa, come al solito mi illudo di poter trovare l'amore per caso, e non tra i siti, o per indicazioni indirette. Aspettavo ardentemente quel giovane alto magro, dalla barba non curata e dal viso triste e crucciato. Domenica scorsa lo vidi passeggiare con un libro nei giardini, io ero con un ragazzo che mi ha voluto conoscere, e che segue il mio blog, e lo seguì con lo sguardo mentre cercava una piccola panchina in cui posizionarsi a leggere. Forse ero andato a leggere nei giardini per poter trovare ancora quel bel ragazzo, e per potergli parlare, iniziare, imbalbettarmi... però, non venne, ed io attesi, e scrissi sulle pagine bianche del libro i miei pensieri.
Dopo quasi due ore di attesa iniziai il mio lento tramonto verso la città, e iniziai a cercare qualcosa da fare. Mi diressi verso l'argine, dove cercai in qualche modo di pensare in generale a tutto ciò che incontravo. Volevo essere profondo, però non mi venivano le parole per esserlo nella mente. Guardando gli alberi, e quel verde intenso sentivo solo un emozione di calma, evidentemente o ho troppo rispetto, e non voglio insozzare la natura del mondo con parole che rimandano all'inganno, oppure semplicemente sono una persona come le altre, che cerca in un atteggiamento estetico di profondità una propria identità. Ma alla fine è solo estetica, un estetica di comportamenti, preferisco continuare ad osservare e provare quella emozione strana, inquietante, e al contempo positiva che mi accompagna durante l'osservazione della natura.
Durante la mia piccola passeggiata lungo l'argine ripensai ai miei vecchi compagni di classe. E mi accorsi che ho dei rimpianti nei loro confronti, e non so a chi dare la colpa, dunque meglio non darla a nessuno, anche se l'astio nei loro confronti mi è servito per un po', per non cadere definitivamente nella totale nichilizzazione di me stesso. Quanto avrei voluto creare del presente con loro, quanto avrei voluto che avessero voluto creare istanti con me, le volte che uscivo con loro, invece, era un constatare il loro passato, si dividevano in piccoli grumi di persone e discutevano ciò che avevano fatto, come se la serata passata con me, o per meglio dire passata in generale, non mi cagavano, fosse solamente un piccolo pit stop dell'esistenza. Mi diede fastidio, e mi fece soffrire, perché, naturalmente, io non venni conosciuto, e fui scambiato per i miei tentativi di impormi in modi nuovi alla classe, nella speranza di fargli capire che c'ero anche io. Poi mi sedetti su una piccola panchina, guardai intensamente l'argine opposto, vidi una piccola casa di mattoni. Il muro che guardavo era più alto rispetto a quello che dava sulla strada scorrente parallelamente all'argine. Il tetto infatti era un prisma a base triangolare rettangolare. Ripresi il mio libro, e scrissi ciò che mi passava per la testa. Contemplai due fiori presi durante il tragitto, e immaginai di darli al mio amante un giorno.
Io ritengo di essere troppo immaturo per poter amare, sono una persona che ha un forte vuoto interiore, e che si ritiene vuoto, però, a volte mi piacerebbe provare questo sentimento...

Mah , si vedrà in un futuro lontano...

Oggi pomeriggio andrò verso la mia bellissima gita con Francesco e forse Davide. Metterò foto, e narrerò opportunamente :)

3 commenti:

Enrique ha detto...

Che pasqua particolare...Mi è piaciuto la citazione all'autore spagnolo che leggevi...
Ah ...la primavera...che strane cose che fa fare...
ajajaj...
Besos ;)

Andrea Piccolo ha detto...

:) Grafie per il commento, eh sì, sono schifosamente romantico, ma questo non mi ha tolto la volontà di cercare lo gnocco oggi pomeriggio, io, Francesco, e un mio amico stavamo seduti su una piccola panchina a fare le finocchie cerca cazzi XD

Enrique ha detto...

Ripeto il commento...

"Ah!!!!!!!!!!!!!!!!!
La primavera che cose strane che fa fare "

ajajajajajajajajaaj

Besos ;)

Inno alla Gioia

O amici, non questi suoni!
ma intoniamone altri
più piacevoli, e più gioiosi.

Gioia, bella scintilla divina,
figlia degli Elisei,
noi entriamo ebbri e frementi,
celeste, nel tuo tempio.
La tua magia ricongiunge
ciò che la moda ha rigidamente diviso,
tutti gli uomini diventano fratelli,
dove la tua ala soave freme.

L'uomo a cui la sorte benevola,
concesse di essere amico di un amico,
chi ha ottenuto una donna leggiadra,
unisca il suo giubilo al nostro!
Sì, - chi anche una sola anima
possa dir sua nel mondo!
Chi invece non c'è riuscito,
lasci piangente e furtivo questa compagnia!

Gioia bevono tutti i viventi
dai seni della natura;
tutti i buoni, tutti i malvagi
seguono la sua traccia di rose!
Baci ci ha dato e uva, un amico,
provato fino alla morte!
La voluttà fu concessa al verme,
e il cherubino sta davanti a Dio!

Lieti, come i suoi astri volano
attraverso la volta splendida del cielo,
percorrete, fratelli, la vostra strada,
gioiosi, come un eroe verso la vittoria.

Abbracciatevi, moltitudini!
Questo bacio vada al mondo intero Fratelli,
sopra il cielo stellato
deve abitare un padre affettuoso.

Vi inginocchiate, moltitudini?
Intuisci il tuo creatore, mondo?
Cercalo sopra il cielo stellato!
Sopra le stelle deve abitare!

In Tedesco :

O Freunde, nicht diese Töne !
Sondern laßt uns angenehmere anstimmen
und freudenvollere !

Freude, schöner Götterfunken,
Tochter aus Elysium,
Wir betreten feuertrunken,
Himmlischer, Dein Heiligtum !
Deine Zauber binden wieder,
Was die Mode streng geteilt ;
Alle Menschen werden Brüder,
Wo Dein sanfter Flügel weilt.

Wem der große Wurf gelungen,
Eines Freundes Freund zu sein,
Wer ein holdes Weib errungen,
Mische seinen Jubel ein !
Ja, wer auch nur eine Seele
Sein nennt auf dem Erdenrund !
Und wer's nie gekonnt, der stehle
Weinend sich aus diesem Bund.

Freude trinken alle Wesen
An den Brüsten der Natur ;
Alle Guten, alle Bösen
Folgen ihrer Rosenspur.
Küsse gab sie uns und Reben,
Einen Freund, geprüft im Tod ;
Wollust ward dem Wurm gegeben,
Und der Cherub steht vor Gott !

Froh, wie seine Sonnen fliegen
Durch des Himmels prächt'gen Plan,
Laufet, Brüder, eure Bahn,
Freudig, wie ein Held zum Siegen.

Seid umschlungen, Millionen.
Diesen Kuß der ganzen Welt !
Brüder ! Über'm Sternenzelt
Muß ein lieber Vater wohnen.
Ihr stürzt nieder, Millionen ?
Ahnest Du den Schöpfer, Welt ?
Such'ihn über'm Sternenzelt !
Über Sternen muß er wohnen.