lunedì 23 agosto 2010
antropologia estrema
Yuppie da ye, è da un bordello che non scrivo in questo blog.
In questo periodo sono arrivato alla conclusione che non sono mai cresciuto. Al che, miei sfortunati lettori penserete, ma tutte le perle che dicevi sono stronzate? No, non lo sono, ma sono volgari teorie che non si basano su il nulla. Bene a dire il vero sono una persona che cerca di mostrare solo quello che vuol far vedere, o meglio, farmi vedere da voi non era mia esplicita intenzione,ma mostrarvi come sarei dovuto migliorare sì. Ho scritto un libro di possibilità, di probabilità, ma concretizzare tutto, ahimè, devo crescere concretamente. Vomitare discorsi saggi su come gestire il proprio tempo, ahimè, non è un atto di crescita, ma un discorso che nella sua pienzza affonda nelle tristi e mesti latrine dell'inferno.
Sono un ragazzino viziato che rifugge le responsabilità, indi, non sono nulla di speciale,anzi, sono come tutti. Ho atteso tutta la mia vita l'epifany, qualcosa che mi rendesse qualcun altro, affidandomi a persone di cui sinceramente non me fregava una cippa ,( no, non sto parlando di te doppia zeta, ma di davide ro). L'attesa rende marcio il frutto, e se associamo i frutti alle occasioni, sono immerso in una maschera marcia e consunta, dolciastra che sà da morte, perché dalla morte del mio tempo trae la sua forza. Ebbene, l'attesa non ha portato ad un cazzo, sono rimasto in attesa di un momento che non esiste se non lo si vuole, non lo si può attendere, questo mi ha impedito di realizzarmi e coltivarmi: quel che mi è successo è unicamente colpa mia, non di nessun altro. I complessi sono mie invenzioni sopraffine, in fondo chi cazzo colpisce un malato? La mia mente ha affinato questa strategia per anni.. non ero io il cafone un po' isterico, ma erano gli altri ad avere colpe, le colpe che minimizzavano le mie, ma ahimè, le azioni sono assolute e sono dati di fatto, indi è inutile cercar di rinfacciare il male ad un altra persona, bisogna considerare il proprio agire in senso assoluto e obbiettivo. Non che non abbia avuto problemi, però, neh, semplicemete ho ingigantito questi per impedire di muovermi. Ma perché questo mio capriccio? Perché invidiavo e corrodevo le persone con lo sguardo, mentre le osservavo dal salotto tra una pausa e l'altro di un videogioco e l'altro? Era evidente che a me sarebbe piaciuto uscire... beh, il piacere era ostacolato dall'idea che dovevo far fatica per affrontare la mia paura, paura che mi bloccava e che mi ha spinto tra l'inferno artificiale che mi sono creato.
Ho progettato un mondo tutto mio, dal primo mattone all'ultimo. Ero l'architetto, l'ingegnere e il geologo a capo della creazione del mio inferno. Un inferno confortevole, con tutte le sofferenze di cui avevo a disposizione per simulare una vera vita. Signori, è la verità, la vita è, perché esiste la sofferenza. Ma qual'è la differenza tra la sofferenza naturale e quella artificiale, quella data dalla maschera che noi tutti indossiamo nella speranza di passare indiferenti tra le adulazioni? La sofferenza naturale non viaggia mai da sola, c'è la gioia, la pienezza del vivere fino all'ultimo istante: NON C'È rimpianto. Il dolore dato dal vivere non è altro che una parte del grande ritmo della vita. L'angoscia in vitro, no, è solo angoscia, un qualcosa che vorrebbe dire che sei vivo, ma alla fine ti toglie dal reale ruolo dell'essere umano:essere attore tragico di una commedia. Non si danza tra le mura di casa, bisogna correre allegramente tra prati e notare di pestare un filo d'erba con la propria individualità per comprendere il bene irripetibile che possediamo, il lavoro stesso che io guardo da lontano, la fatica, la lentezza e la pienezza scorrono allegramente abbracciati, bisogna riconoscere questo. Io mi sono creato un inferno perché ho fatto la star incazzata e viziata, avevo paura di vivere, di essere attore tragico di una commedia, questa è la reale colpa e altresì la tragedia della mia vita. Per cosa? per paura ed accidia, accoppiata avvicente, poi scopano come ricci e vengono fuori orgoglio, invidia e sadismo.
E poi cos'ho fatto, ho nominato un tiranno che mi facesse servo: il narratore, ovvero la maschera che ho indossato. Signori miei, sono teatrale in questo post, ma nel teatro si esaurisce tutto la metafora della vita. Ora il tiranno non è necessario, deve ritornare al suo posto come parte integrante di me, non come qualcosa al di sopra di me. Voglio una rivoluzione, una rivoluzione totale in me. Però, come ci insegna la storia e la geologia, i veri cambiamenti duratori sono quelli iniziati subdolamente e lentamente. L'accidia che mi frusta, vuole evitare tempi così lunghi, ma così è, punto, non bisogna far altro che accettare di andare un passo alla volta verso il cambiamento, verso il nuovo giorno e verso un amante focoso. Le rivoluzioni falliscono se si affrontano tutti i problemi assieme, ma un problema per volta, lo si può affrontare. Momo mi ha detto che non è mai troppo tardi, indi, mi fido della bambina di ende.
Antropologia estrema? Perché? beh, mi little boys, ingravido il mondo, piglio un bastardo che faccia da tramite tra me il mondo, ma non una maschera, la maschera è il dignitario, l'ambasciatore che porta pena, io voglio un ponte, un legame sacro con ciò che vivo. sostanzialmente devo usare qualsiasi cosa del mondo naturale come maestro, voglio che il mondo mi sia maestro per creare di nuovo il mio mondo.
Parlando di cose serie. Non sono felice per come sia andata con una certa persona, però, non devo sentirmi in colpa, spero che trovi la felicità e ci reincontreremo. Non mi sentirò in colpa, gli auguro ogni bene.
sabato 27 marzo 2010
Piccole pippe mentali disorganizzate. Il crack tagliato male. Tutto procede
Primo argomento: Il valore delle parole.
Lanciamo un sasso nello stagno. Che succede? Si sente un piccolo rumore, gocce d'acqua cozzano l'una con le altre e poi si osservano i simpatici cerchi d'acqua infrangersi nella costa in miniatura dello specchio d'acqua antistante.
Che profondità inaudita, vero? E' evidente che io non sia una persona che può produrre, in qualche modo, qualcosa che affonda le sue radici negli abissi dell'animo umano, ci si fa una ragione. Comunque non sono qui per parlare di me. Parlerò del sasso.
Le parole che usiamo, possiedono un significato ben preciso. Le parole vengono usate con pressapochismo, soprattutto da questo gallinaccio che sta scrivendo. Per lo meno io, mi rifiuto di guardare le ondicelle dello stagno e di sentire quel rumore che mi dovrebbe rendere evidente la perforazione della superficie dell'acqua. Lentamente perdono il loro significato originale... è una degenerazione molto triste, e che io sia il messaggero di questa triste condizione in cui costringo il linguaggio, è ancora più triste o paradossale. M'è sovvenuta una questione che naturalmente nel mio cervello mi avreste posto voi: Se si usano le parole come oggetti, allora non si può far più poesia, oppure, non si può descrivere il mondo con le sfumature, a questa questione cercherò di rispondere con l'iniziativa del momento: quello che realmente si vuole dire sta nel rapporto, non nelle singole parole. Struttura ed elemento. Io ho una parola, ma la parola, portatrice di un significato, diviene parte del messaggio se e solo se la struttura, ovvero il rapporto con gli altri elementi, è tale da renderlo evidente al lettore. Però, io, inizialmente ho denunciato la evidente mancanza, in me, non so se in voi, nell'uso delle parole; però, penserete voi, anzi penso io, se so bravo nel strutturare un discorso magari a mo' di dea greca, dal caos emerge una divinità!
Le parole possiedono un rapporto biunivoco con ciò che definiscono e descrivono, un altro significato emerge con il loro rapporto, ciò da come risultato evidente che esse stesse hanno una funzione, anzi hanno possibilità di significato che vengono scremate dalla struttura e diventano logiche nel contesto in cui sono inserite.
La sostanza di questa prima parte, che oserei dire inutile, è che per produrre un discorso bisogna pensare al peso di ciascuna parte e del loro rapporto armonioso. Ironia della sorte, sono le nove, e questo prima parte è solo intuita. Un velo d'ipocrisia m'avvolge?
Secondo Argomento : Non penso agli dèi
Beh, ragazzi miei, non penso agli dèi. Non mi pongo domande inutili per cercare di descrivere metafisicamente il mondo. Questo mi rende meno pippaiolo mentale? Questo mi degrada? No, evidentemente no. Sposto la mia attenzione su problemi quotidiani. Pensare agli dèi, pensare a Dio, non è compito mio, e alla fine che muoiano tutti di emorroidi esplosive.
L'intuizione è un bene prezioso, ma rappresenta solo il primo passo, come questo post. Frutto d'un intuizione.
Terzo Argomento: Come procede?
Bah, procede bene. Mi rendo conto sempre più dei miei piccolo peccati di gioventù e lentamente recupero. Non m'immergo nella becera tristezza che dovrebbe coprire il mondo. Anzi, cerco e sto cercando di mettermi in testa che questo mondo nella sua evidente ambiguità, contraddittorietà è bello.
Non ho molti aggiornamenti. Ho preso dei votacci all'uni.
Se penso che avrei saltati gli appelli per uno pien di mentali orpelli, mi mangio le mani.
Ah, ultima cosa. Sono tremendamente orgoglioso. Allontano le persone perché non sopporto di essere visto dall'alto verso il basso, odio l'arroganza. Sto imparando l'umiltà salutare.
Adieu
domenica 14 febbraio 2010
Comprendere
Superficialità, credo che sia uno dei peccati che più mi sono trascinato in questi anni; me ne rendo conto ora, dopo aver ragionato su delle parole che ho usato a sproposito, posseduto, evidentemente, dall'aspetto puramente essoterico.
“A noi non interessa comprendere, a noi interessa sapere” questa citazione proviene da un anime: Tengen Toppa Gurren Lagan. Lo cito perché questo insieme di parole mi ha colpito ( sono convinto che citare un anime sia banale, molto nerd, o comunque molto basso, però devo ). Fuori dal contesto, ovvero una produzione d'animazione molto blanda e banale, questa frase è potente; vorrei ragionarci sopra, e il ragionamento suddetto è funzionale a ciò che voglio dire oggi, in questo preciso istante.
Qual'è la differenza tra comprensione e il sapere? E' una domanda fondamentale a cui rispondere.
Iniziamo con l'etimologia: (adoro etimo.it)
Sostanzialmente la parola sapere deriva dal flusso, poi dal flusso è stata applicata al sapore del succo, poi dal succo è passata al profumo, poi, infine, dopo essere giunto alla più immateriale delle sensazioni sensoriali, è stato legato al sapore di un uomo, inteso, come conoscenza.
Sostanzialmente vuol dire avere coscienza, aver appreso, intendere qualcosa.
Comprendere significa prendere insieme, abbracciare a pieno, intendere completamente qualcosa.
Queste due parole sembrano uguali, anzi, per me, il sapere è un implicazione della comprensione, quindi sembra difficile fornire una distinzione se non in termini di causa ed effetto, sempre partendo dalla mia modesta opinione.
Inizialmente avevo interpretato quella citazione in questo modo: sapere come conoscenza superficiale dell'argomento, il saper che esiste e la comprensione come la distruzione e ricostruzione dell'argomento. Avevo interpretato la comprensione come un atto complesso composto da distruzione, catalogazione dei singoli pezzi del fatto per poi infine riportarlo allo stato iniziale.
Forse bisogna apprendere la differenza tra apprendere e comprendere: il sapere è implicato dall'apprendere, se questo verbo risulta diverso dal secondo oggetto del mio post, allora troverò ciò che discrimina.
Apprendere, letteralmente, vuol dire afferrare, impossessarsi, appigliarsi. Ha un significato molto duro, quasi violento di comprendere.
Però, questo, nulla toglie che sapere è implicato sia dalla apprensione, che dalla comprensione.
La risposta può essere questa?
1)Comprendere → Sapere( 1)
2)Apprendere → Sapere( 2 )
Tutte e due le parole implicano il sapere, ma nello specifico, il sapere è un insieme vasto quindi, in quel vasto insieme, comprendere porta ad un elemento diverso, rispetto ad apprendere.
La differenza sta negli approcci. L'apprendere forse è violenza, un disinteresse verso l'argomento e la necessità di possederlo, per avere sapore; il comprendere non è violento, è un approccio interessato all'oggetto, come una madre abbraccia il figlio per sentirlo e non per possederlo. E' un interesse sincero verso l'argomento, che porta sempre alla conoscenza, però, in modo radicalmente diverso, c'è qualcosa di diverso, c'è un contatto vero con l'oggetto.
Cosa implica il possesso, cosa implica l'abbraccio?
Il possesso è il possedere un bene concreto e stabile, mentre l'abbracciare è il circondare qualcosa, darsi all'oggetto.
L'abbraccio, per me, implica mutevolezza. Il possedere, invece, è la necessità di stabilità.
Il sapere è qualcosa di definitivo, se implicato dal apprendere, quindi dal possesso, mentre se il sapere è implicato dalla comprensione, dall'abbraccio è qualcosa che cresce, che necessita di essere circondato, che non ha necessità di essere stabile.
Riassumiamo:
1)“A noi non interessa comprendere, a noi interessa solo sapere”
2)Sapere vs Comprendere
3)Sapere come prendere sapore, apprendere l'argomente, aver coscienza dell'argomento(compreso)
4)Apprendere, prendere possesso, appigliarsi, afferrare
5)Comprendere ( che fatalità deriva sempre da prendere, come apprendere) circondare con le braccia, circondare colla mente.
6)Possesso come concretezza e stabilità
7)Apprendere → Sapere (1), ovvero possedere l'argomento e non essere interessato ; Comprendere → Sapere(2), circondare l'argomento, essere interessato all'argomento, vederlo crescere in sé.
Sono una sequela di pippe mentale fine a sé stesse, credo che siano delle enormi stronzate, ma sostanzialmente, il ragionamento è stato funzionale a quel che voglio intendere: la mia necessità di comprensione per vivere meglio.
Mi sono limitato a sapere, tutto ciò che è andato letto, appreso, è stato abbandonato. La comprensione, invece, è ciò che mi porterebbe a contatto con la vita. Fatalità questo l'ho appreso accorgendomi del modo errato con cui utilizzavo la parola significante. Sapevo cosa voleva dire significante, ma non avendolo compreso, ho solo appreso un significato che utilizzavo per incastrarlo in un puzzle non coeso.
sabato 30 gennaio 2010
domenica 3 gennaio 2010
Buon anno
Fatto il piano dell'opera, è tempo di iniziare con il post bifronte.
Il 2009, contrariamente a tutti i miei conoscenti, è stato un anno sopra la media, voi direte figuriamoci gli altri. La mia vita, seppur sia ancora un orologio al quanto mal concio ha iniziato a girare e seppur sia avvolto da un manto di pessimismo e di carattere intrattabile, devo dire che ho notato rilevanti cambiamenti nella mia persona, che per quanto esigui, per quanto mantengano la mia matrice esistenziale, sono importanti.
Il 2009 è stato un anno bellissimo. Qualche settimana fa, mentre facevo una pausa forzata dalle mie fantasmagoriche relazioni sociali, che dopo la fuga di Davide si sono ridotte al minimo necessario per essere definite umane, ho pensato, dopo essere stato folgorato da una illuminazione quasi divina che è passato un anno. In un istante, in un misero sputacchio di tempo geologico ho visto concentrati tutti gli avvenimenti che hanno caratterizzato l'anno: la montagna, Luca z., Davide, Matteo, Fiorenzo, Riccardo, Università, La Raminga, Blueboy, Mino, Pietro M., Marco, Ferdinando, Arcigay... insomma, in un solo secondo è stato condensato tutto, liberando una concentrazione emotiva che si è diffusa in tutta la mia esistenza, come se fosse stato guidato da un gradiente chimico.
Ci sono stati diversi avvenimenti significativi, altri li ho dimenticati, ciascun elemento, però, nel complesso, forma il quadro di un anno significativo, l'anno dei miei 20 anni, il preludio della mia rinascita come persona.
Devo migliorare, ne sono conscio, è inutile che mi sieda sugli allori, ho compreso numerosi difetti, ho commesso errori madornali, sono stato vittima di me stesso.
Devo trovare una persona importante per me. Sono ancora troppo cieco e apatico, però, ho deciso che quest'anno voglio dire ti amo ad una persona. Ho troppo desiderio di dirlo, baciare delicatamente le labbra di un uomo, sentirlo mio e sentirmi suo. Desidero fare l'amore, farmi vivere, e vivere il mio ragazzo. Pensieri romantici e un po' discordanti con la mia realtà bagasciona, lo so, però, è un desiderio che voglio concretizzare. Come voglio concretizzare il desiderio di vivere le esperienze. Quest'anno ho vinto la battaglia contro il desiderio della morte e posso dire che ora come ora voglio vivere totalmente la mia esistenza. Devo rompere il guscio che mi separa dal mondo, è così piccolo e fragile basta poco, appena toccherò e mi toccheranno, finalmente, potrò farmi vivere dal mondo, dal mio ragazzo, finalmente sarò vivo realmente e completamente.
Non devo farmi cogliere dal pessimismo, anche i sedimenti cambiano la propria natura, sì, un sedimento carbonatico può diventare un nodulo di selce, viene preservato parte della struttura, come è necessario, ma la sostanza cambia. I carbonati possono essere dolomitizzati. Nulla è statico, tutto è dinamico, bisogna seguire la corrente, non farsi intimorire, lasciare la catena che mi lega a quel punto di questo vasto oceano che è la vita. Andare all'orizzonte riconsiderando il passato, non vincolarlo o dimenticarlo.
Buon anno a tutti.
mercoledì 2 dicembre 2009
Stagione degli amori
Ultimamente, anzi negli ultimi tre mesi, sono colpito da un intenso desiderio sessuale e affettivo, ogni persona diviene per me un oggetto di fantasia sessuale omoerotica e soprattutto oggetto di scenette la cui dolcezza mi fa rabbrividire. Lungi da me rifiutare questo lato del mio carattere, ma diventa decisamente controproducente per le relazioni sociali con gli individui del mio stesso sesso, e forse anche dell'altro. Però, ammetto, che il sentire certe sensazioni mi aiuta a star bene, non voglio assolutamente abbandonarmi ad uno spirito di quattordicenne latente, però, sono convinto che queste emozioni siano positive, seppur mi vogliano indurre ad un rapporto sessuale sul posto e con una persona la cui eterosessualità se non è certa, lo è quasi come l'esistenza della energia oscura. Per esempio L., ovvero il tizio che ho descritto prima, mi invoglia tantissimo, non comprendo la ragione, ma questa mio accanimento sessuale mi fa sembrare che gli voglia bene seppur non lo conosca, o ho un potenziale d'amore estremamente elevato e quindi per la nota legge del potenziale chimico si dirige dove questo stessa caratteristica è minore, oppure sono talmente infoiato e voglioso di dare il mio affetto che non riesco a fare a meno di crearmi questi strani moti interni.
Tra l'altro, l'elemento più preoccupante è il fatto che non scelgo un unico oggetto, ma più persone contemporaneamente, il che rende tutto un sistema complesso di storie e fantasie che si collegano o interagiscono tra di loro, in un sommario quadro tragico. Questa frustrazione non è terribile, non lavoro, non ho occupazioni tanto particolari, ma risulta comunque un elemento aggiuntivo da curare nella mia personalità e soprattutto una simpatica barriera energetica effettiva per cercare la stabilità che tanto agogno. Vederla in sistemi chimici, fisici sembra molto riduttivo, ma visto che amo le metafore, ma non le rime, utilizzo ciò che ho a disposizione per creare e tessere ciò che più mi confà per quello che voglio comunicare.
Un altro ragazzo che mi sta letteralmente infoiando, tanto è che oggi volevo perdere il treno appositamente per aspettarlo, nella vana speranza di poter avere un vagone per noi e per consumare – quanto sono infoiato- è un ragazzo che mi abita vicino di Ospedaletto, il che lo renderebbe anche appetibile in tutti i sensi. Ultimamente questo strano sentimento mi domina. Che sia effettivamente giunta la mia stagione degli amori?
Sotto un cielo plumbeo, con il freddo incalzante, con la natura morta, si risvegliano i più terribili istinti sessuali affettivi che io possieda? Può essere, funziono male, è un dato di fatto.
La follia, in fondo, è la mia vita, e solo con il perseguimento dell'irrazionale e dell'utilizzo del teatro posso effettivamente trovare ciò che mi manca per far sì che io sia una persona completa.
Tornando seri, ultimamente, al di là delle pippe mentali che dedico alle varie materie che sto affrontando all'università, ho concluso che non devo necessariamente prendermela con il mio modo di pensare; fantasie, racconti, transfert eccetera. Ho compreso di avere una tendenza teatrale, dunque devo svilupparla per me, e utilizzare la scena mentale come metodo introspettivo.
Per ora non ho molti aggiornamenti, apparte che il judo và a gonfie vele, che ho conosciuto un tipetto niente male e che ho preso un altro votazzo. Adieu
martedì 27 ottobre 2009
Prigione
Si perde la via.
Miraggi,
Suoni,
Speranze e
Sogni.
Il tramonto è nato,
il rosso riflesso
dà al deserto
del dolore l'aspetto.
Il cammino è arido.
Mille sono le vie.
Mille sono i passi
per accorgersi
di non star seguendo
niente.
L'aurora saluta,
il tramonto insegue
me, il viaggiatore.
L'aurora saluta, ma c'è il giorno prima ancora
L'aurora saluta, è appena iniziata la notte.
L'aurora saluta... mentre mi perdo
in un deserto, impaurito...
C'è solo sogno,
miraggio,
illusione
e speranza...
ma sono parole,
granelli di quarzo
granelli di roccia...
eppure sempre frammenti
e mai solida roccia?
Tutto è uguale, ciò che è certo
è stato mangiato dall'oscurità
Ormai il tramonto è morto.
L'aurora saluta
L'aurora saluta
Le stelle guardano...
la luna è spenta
...
Silenzio...
Cammino...
mille passi
Cambio
mille passi
L'aurora saluta, ma non s'avvicina
M'accascio al suolo e piango.
Il mio deserto non parla.
s'è finto tinto di rosso.
Il mio deserto non parla.
L'anima è stata frammentata.
....
Inno alla Gioia
O amici, non questi suoni!
ma intoniamone altri
più piacevoli, e più gioiosi.
Gioia, bella scintilla divina,
figlia degli Elisei,
noi entriamo ebbri e frementi,
celeste, nel tuo tempio.
La tua magia ricongiunge
ciò che la moda ha rigidamente diviso,
tutti gli uomini diventano fratelli,
dove la tua ala soave freme.
L'uomo a cui la sorte benevola,
concesse di essere amico di un amico,
chi ha ottenuto una donna leggiadra,
unisca il suo giubilo al nostro!
Sì, - chi anche una sola anima
possa dir sua nel mondo!
Chi invece non c'è riuscito,
lasci piangente e furtivo questa compagnia!
Gioia bevono tutti i viventi
dai seni della natura;
tutti i buoni, tutti i malvagi
seguono la sua traccia di rose!
Baci ci ha dato e uva, un amico,
provato fino alla morte!
La voluttà fu concessa al verme,
e il cherubino sta davanti a Dio!
Lieti, come i suoi astri volano
attraverso la volta splendida del cielo,
percorrete, fratelli, la vostra strada,
gioiosi, come un eroe verso la vittoria.
Abbracciatevi, moltitudini!
Questo bacio vada al mondo intero Fratelli,
sopra il cielo stellato
deve abitare un padre affettuoso.
Intuisci il tuo creatore, mondo?
Cercalo sopra il cielo stellato!
Sopra le stelle deve abitare!
In Tedesco :
O Freunde, nicht diese Töne !
Sondern laßt uns angenehmere anstimmen
und freudenvollere !
Freude, schöner Götterfunken,
Tochter aus Elysium,
Wir betreten feuertrunken,
Himmlischer, Dein Heiligtum !
Deine Zauber binden wieder,
Was die Mode streng geteilt ;
Alle Menschen werden Brüder,
Wo Dein sanfter Flügel weilt.
Wem der große Wurf gelungen,
Eines Freundes Freund zu sein,
Wer ein holdes Weib errungen,
Mische seinen Jubel ein !
Ja, wer auch nur eine Seele
Sein nennt auf dem Erdenrund !
Und wer's nie gekonnt, der stehle
Weinend sich aus diesem Bund.
Freude trinken alle Wesen
An den Brüsten der Natur ;
Alle Guten, alle Bösen
Folgen ihrer Rosenspur.
Küsse gab sie uns und Reben,
Einen Freund, geprüft im Tod ;
Wollust ward dem Wurm gegeben,
Und der Cherub steht vor Gott !
Froh, wie seine Sonnen fliegen
Durch des Himmels prächt'gen Plan,
Laufet, Brüder, eure Bahn,
Freudig, wie ein Held zum Siegen.
Seid umschlungen, Millionen.
Diesen Kuß der ganzen Welt !
Brüder ! Über'm Sternenzelt
Muß ein lieber Vater wohnen.
Ihr stürzt nieder, Millionen ?
Ahnest Du den Schöpfer, Welt ?
Such'ihn über'm Sternenzelt !
Über Sternen muß er wohnen.
